venerdì 13 novembre 2020

PCI Aquino: occorre riaprire l'ex ospedale Del Prete di Pontecorvo

Una sanità sempre più vicina al collasso a causa del dilagare del numero dei contagi da covid19 con posti di terapia intensiva che si ridugono giorno dopo giorno, e una politica che nel corso  degli anni ha visto una forte  riduzione del numero degli ospedali (soprattutto nella nostra provincia) testimoniano che c'è bisogno di un repentino cambio di rotta.
Sicuramente questa grande crisi sanitaria ha messo in evidenza che occorre potenziare fortemente la sanità pubblica a discapito di quella privata e che bisogna agire in fretta!
Anche l'ospedale di Cassino a breve (il 16 novembre) diventerà presidio covid (tutto l'ultimo piano)  e per questo motivo riteniamo che per il nostro territorio sia determinante una riapertura dell'ex ospedale Del Prete di Pontecorvo  per far fronte a tutte le altre esigenze sanitarie non collegate a pazienti covid19.
Purtroppo in questo periodo si sta evidenziando un forte calo di visite specialistiche per la prevenzioni di gravi malattie dovute anche dalla paura di essere contagiati in presidi covid.
Quindi riteniamo giusto per il nostro territorio, in linea anche da quanto dichiarato dal sindaco di Pontecorvo Anselmo Rotondo, una riapertura dell'ex ospedale.
Il segretario del PCI AQUINO 
Pietro Ferone

martedì 10 novembre 2020

Assembramenti e covid, fine settimana senza vigili, chi controlla?

Altre cinque regioni che passano da zona gialla a zona arancione, immagini sempre più frequenti di assembramenti (perfino nella nostra Cassino alcuni giorni fa) e numeri dei contagi che crescono ogni giorno, con una curva che preoccupa tutti.

Una situazione da cui la nostra cittadina non è purtroppo esente: il sindaco ha certificato un significato raddoppio dei contagi in soli pochi giorni, l’ultimo bollettino parlava di 39 casi. Inoltre, lo stesso sindaco denuncia comportamenti di superficialità di alcune persone che continuano a girare e bivaccare, come se la pandemia non esistesse.

Una situazione che va quindi assolutamente attenzionata.

Riteniamo per questo  che si debbano intensificare i controlli, anche attraverso gli agenti della polizia municipale, per cercare di evitare soluzioni più drastriche.

Ci risulta però che dal venerdì pomeriggio, e per tutta la giornata del sabato, non vi sia alcun agente in servizio. Solo la domenica mattina è presente un'unità durante lo svolgimento del mercato.
 Prezioso, anche nel fine settimana, è il lavoro dei carabinieri della locale stazione, che però hanno un territorio molto ampio da monitorare, che va anche oltre i nostri confini cittadini.

Per questi motivi chiediamo agli attuali amministratori una maggiore attenzione ed eventualmente un rafforzamento dei servizi, affinché anche nel fine settimana sia presente sul nostro territorio un agente della polizia municipale per scoraggiare atteggiamenti contrari alle attuali normative anticovid.

Il segretario del PCI AQUINO

Pietro Ferone

martedì 3 novembre 2020

Risanare il FIUME SACCO: UNA PRIORITÀ PER IL NOSTRO TERRITORIO

Risanare il Sacco!!!
In merito ai 209 mid di euro di fondi europei previsti per l'Italia(Recovery fund) occorre individuare i settori che necessitano di interventi urgenti ove destinare le risorse e dotarsi di progetti per renderli operativi. Sono convinto che il risanamento ambientale e la messa in sicurezza del nostro territorio onde prevenire i disastri conseguenti al dissesto idrogeologico, siano la priorità di questo paese, insieme alle infrastrutture di reti ferroviarie e stradali atte a colmare il gap con il nord dell' Europa. Sull'utilizzo di parte di questi fondi si sentono, però, strane voci in particolre per il settore della Difesa, con studi per nuove armi di attacco: si parla di 5 mld di euro. Cosa che va assolutamente scongiurata, a mio avviso, in tutti i modi. Ma se è vero che la priorità è l'ambiente, parte di quei fondi vanno assolutamente utilizzati per il risanamento e la bonifica della "valle del sacco" che è il fiume più inquinato d'Europa insieme al Sarno. Il fiume Sacco è lungo 87 km e a Ceprano confluisce nel Liri, ma i problemi dal punto di vista ambientale cominciano a Colleferro dove, da oltre 80 anni insistono industrie di armamenti e aziendevchimiche che per anni hanno scaricato i residui di lavorazione nel sacco e inerrando fanghi e sostanze tossiche e nocive.
Basta ricordare un fatto: alcuni anni fa nel comune di Anagni fu rinvenuto, da controlli effettuati, il PCB(POLICLORUROBIFINILE) uno dei veleni più potenti con gravi effetti sulla
salute. Nel territorio di Sgurgola, invece,
furono ritrovate diverse mucche morte che si erano abbeverate in uno dei corsi d'acqua. È indispensabile inserire il risanamento del fiume Sacco nei
progetti europei. Siamo consapevoli che lo sforzo finanziario è notevole data la profondità e l'estensione della zona interessata. In questo quadro riteniamo le proposte della regione Lazio insufficienti con i pochi soldi stanziati. 
I fondi verranno fuori dagli studi di fattibilità che creano lavoro, si diminuisce il rischio di malattie e si migliora, la qualità della vita.

Il segretario regionale del PCI
ORESTE DELLA POSTA

martedì 27 ottobre 2020

Noi non scendiamo in piazza per rispetto di chi sta combattendo in prima linea contro il covid, ma vogliamo una Sanità PUBBLICA più efficiente

Dopo questo ultimo, ma non ultimo perché ne arriveranno altri DPCM, abbiamo capito che oltre alla pandemia alla conseguente crisi economico sociale, dobbiamo continuare a pagare l’impreparazione e gli errori politici da una parte, la minimizzazione quando non   negazionismo dall’altra, il paese così senza riferimenti rischia di essere facile preda della parte peggiore dalle mafie al populismo al fascismo.
  Dopo aver superato quello che credevamo il periodo peggiore della pandemia partito quel venerdì   21 febbraio con il paziente 1 di Codogno con 233 morti moltiplicati a 631 dopo qualche settimana, e 11827 dopo un mese, poi non lì abbiamo più contati ci siamo assuefatti, perché le rianimazioni erano insufficienti e gli ospedali era in tilt. 
Sapevamo anche che, in realtà aldilà dei dati ufficiali   le prime avvisaglie le avevamo avute già a partire da novembre 2019 con tutta una serie di polmoniti anomale, sia per la patologia che per il numero, dati del servizio sanitario nazionale, segno questo che quella che prima era un’epidemia e che si è trasformata in pandemia era già tra noi.
Non conoscevamo bene il virus, ci ha presi alla sprovvista, e quindi un po' per paura un po' per dovere siamo stati pazienti, anche perché non potevamo non apprezzare il grande sforzo che il paese e soprattutto gli operatori sanitari che chiamavamo eroi stavano e stanno facendo.
L’estate ci ha fatto dimenticare tutto, i ristoranti si sono riempiti anche senza troppa distanza, perché occorreva recuperare l’incasso perso nel lock-down, si sono organizzate sacre e feste, magari non le processioni perché i sindaci non potevano non far divertire i turisti né i prefetti sono intervenuti per vietarle.
La politica diceva mai più, ci organizzeremo per scongiurare quanto abbiamo dovuto subire, eppure sapevamo che insieme alle normali influenze autunnali sarebbe tornato il covid ad acuirsi perché in realtà non è mai sparito, e Allora Quelli che abbiamo chiamo eroi sono sempre meno perché qualcuno non c’è più qualcuno è in pensione, non abbiamo dotato il sistema sanitario di nuove strutture non abbiamo risolto i problemi del fabbisogno di quanti ancora oggi aspettano la cassa integrazione, i tanti invisibili senza diritti e senza sostegni sono aumentati la lezione non è servita.
E’ chiaro che non andiamo in piazza oggi per ovvi motivi anche di sicurezza, ma ci aspettiamo un cambio di rotta rispetto alla sanità di prossimità, a un intervento sulla situazione del trasporto pubblico che nei grandi centri continua ad essere un grande veicolo di contagio, e unitamente ad una politica di intervento economico immediato nei confronti dei più deboli ad un ripensamento della politica economica come diritto alla vita e non come rincorsa al capitalismo fine a se stesso, perché potremo anche non morire di covid vaccino permettendo ma potremo morire di fame. 
Queste brevi riflessioni vogliono essere solo uno spunto di riflessione, un punto di partenza per mettere al centro del dibattito i diritti e per ritrovare il valore dell’umanità per una società inclusiva dove ritrovare i valori del vivere oltre i valori di mercato.
Il segretario provinciale del PCI FROSINONE 
BRUNO BARBONA