mercoledì 17 giugno 2020

Sosta con Disco Orario confermata in modo permanente in Piazza San Tommaso

Con delibera N.42 del 12 giugno 2020 si è deciso di Istituire permanentemente il regime di sosta disciplinato con "disco orario" nei giorni feriali dalle ore 09:00 alle ore 13:00 e dalle ore 16:00 alle ore 20:00 in piazza San Tommaso nei parcheggi antistanti l'edicola, il monumento dell'Immacolata e l'istituto di credito Banca Popolare del Cassinate.

giovedì 4 giugno 2020

Ripensare alle diseguaglianze nella società civile.

Mentre  oggi  poniamo  l’attenzione ai  vari  provvedimenti  di  macroeconomia del governi  mondiali  in  carica,  un  elemento  sembra che si  sia  incanalato  in  un  processo inarrestabile complice la globalizzazione  e  un’evoluzione  un  po’  distorta del  pensare l’economia : l’allargamento  della forbice di  disuguaglianza nella  nostra società.  La concentrazione del  patrimonio  nelle mani  dei  più  ricchi,  parliamo  dei  vari  Bezos  e Gates,  si  è  cosi  affermata tant’è che  oggi  26  persone,  secondo  un  rapporto  Oxfam  del 2018,  detengono  il  patrimonio   di  3  miliardi  e  800  milioni  di  poveri,  quasi  la totalità della  popolazione mondiale.  L’ingiustizia   fiscale grava  sulle spalle dei  più  poveri, addirittura   nel  nostro  pianeta solo  4  centesimi  per ogni  dollaro  raccolto  dal  Fisco  (  in riferimento  al  2015)  proveniva  dalle imposte  sul  patrimonio,  (  Fonte Avvenire). Nei  paesi  in  via di  sviluppo  un  bambino  di  una famiglia economicamente disagiata  ha il  doppio  delle possibilità di  morire entro  i  5  anni  ,  rispetto  un  suo  coetaneo benestante,  fenomeno  che  riscontriamo  anche nei  paesi  industrializzati  :  ad  esempio  a New York,  l’aspettativa di  vita in  un  quartiere povero  è  di  6 anni  rispetto  un  agiato. Quali  sono  le cause principali,  se volessimo  fare  un’analisi  concreta,  che hanno permesso  un  allargamento  della forbice di  disuguaglianza nel  ventesimo  secolo? Cerchiamo  di  individuarle in  linea macro  generale: I processi  di  digitalizzazione telematica:  nei  paesi  altamente  sviluppati  come ad esempio  gli  Usa  o  le  grandi  economie europee,  quasi  l’87%  della popolazione ha accesso  ad  una connessione  internet,  mentre nei  paesi  del  terzo  mondo,  la  percentuale si  abbassa al  19%  (  fonte Il  sole 24  ore ). Le  mutazioni  climatiche  e  l’eccessivo  sfruttamento  delle risorse  non rinnovabili,  le quali,  in  mancanza  di  un’armonia legislativa a  livello  globale,  hanno  colpito maggiormente  i  paesi  sottosviluppati,  aumentando  la  povertà e  il  disagio  sociale e conseguentemente  il  fenomeno  migratorio  nei  paesi  europei. Le politiche urbanistiche,  ancora poco  incisive e  presenti  nei  paesi  del  terzo  mondo,   accentuando  il  divario  in  termini  di  qualità  della  vita fra  paesi  ricchi  e  paesi  poveri. Poniamo  in  essere alcune riflessioni,  in  chiave economica e sociale  : è necessario  ripensare   ad  un  sistema economico  alternativo?  Assolutamente si, Economia umanistica,  secondo  la dotta  espressione del  prof.  Malvezzi,  un’economia che  ponga l’essere  umano  e  le  sue qualità  al  centro  dell’agire e  non  l’economia 
speculativa che  ha causato  e  sta causando  le più gravi  crisi  economiche e  sociali  dal dopoguerra ad  oggi;  ripensare ad  un  sistema di  produzione  in  cui  è  l’uomo  (lo  stato) che controlla  i  processi  di  produzione automativi  e  non  l’incontrario. Deve cambiare anche  la concezione di  stato  dal  punto  di  vista  economico,  tributario, vietando  il  dumping  fiscale  dei  grandi  capitali  come FCA,  FACEBOOK,  AMAZON, RYANAIR e  introducendo  una patrimoniale che sostenga l’equità fiscale   sancita dall’art.53  della costituzione (  chi  ha di  più  è giusto  che dia economicamente di  più); lo  stato  deve  tornare  al  centro  dell’economia,  secondo  la concezione Kenesyana, ponendo  fine al  liberismo  che  rappresenta il  male dei  nostri  giorni. Ripensare  al  modo  di  far  politica,  dando  la  voce agli  ultimi  (,disoccupati,  partite  iva,  lavoratori  dipendenti)   in  modo  che  il  conflitto  dialettico, secondo  la concezione Hegeliana,  torni  a  livello  servo-padrone e  non permanga più  a livello  orizzontale  nella classe media;  è  necessario  tornare  a ‘’svegliare ‘’  la coscienza di  classe e  questo  può  esser fatto  solo  tornando  a  stare  dalla  parte del popolo,  nelle periferie,  nei  circoli,  nelle fabbriche  sempre  e solo  dalla  parte degli operai,  oggi  vittime di  una continua erosione dei  diritti  duramente conquistati.   MOSLEHI MAICHEL 

martedì 26 maggio 2020

PCI FROSINONE: NO AI PRESTITI A FCA per elargire i dividendi agli azionisti.

  Perchè La richiesta di 6,3 milioni di prestito garantito dallo Stato Italiano, da parte del Presidente di FCA  (Fiat Chrysler Automobilies )  Elkan, non solo ci  trova contrari, ma ci indigna.
Intanto per la spudoratezza della finalità per la quale si richiede,  non certo per il rilancio industriale, ne tanto meno per fare ricerca e innovazione, e nemmeno per  mettere in sicurezza l’azienda o per evitare la cassa integrazione a cui  FCA ricorre sovente, no nulla di tutto ciò, ma solo per poter elargire i dividenti agli azionisti.
In linea di principio con un paese in ginocchio per la pandemia da covid 19, con migliaia di attività ferme,  una crisi socio economica che purtroppo è solo agli inizi,  è proprio un bel modo di sentirsi partecipi dello stato di sofferenza della propria comunita e dell’Italia.
Vale per altro ricordare che FCA non paga le tasse in Italia, per cui l’operazione tradotta, significa  prendere soldi dagli Italiani e pagare le tasse in Olanda, dove la stessa ha la propria sede amministrativa che unitamente al fatto che, la sede legale è nel Regno Unito e che con gli accordi con la Peugeot, e la proposta conseguenziale di un A.D. francese, di Italiano c’è in realtà poco, se non la voglia atavica di fare cassa.
E’ opportuno per altro ricordare, che l’Inghilterra è appena uscita dall’europa e l’Olanda è uno dei quattro paesi che stanno osteggiando gli aiuti economici al resto dell’Europa maggiormente colpito dalla pandemia, tra cui chiaramente la stessa Italia.
Al fine di evitare che si possa pensare che i Comunisti, sono contrari per principio, alla proposta di finanziemento abbiamo il dovere di avanzare noi una proposta per l’apertura di credito ad FCA, condizionando la richiesta  al trasferimento della sede e della Produzione in Italia.
Così come pure riteniamo importante, per non escludere da questo gioco di chi più puo prenda,  che a proposito di autostrade si possa semplicemente rescindere dai contratti, tutti e non solo con ATLANTA, e anche qui utilizzare le risorse richieste da  Atlanta, avanzate per fare eco a FCA per gestire direttamente la rete autostradale, ottenedo sicuramente  un miglior servizio e sicuramnete una maggiore occupazione.
In ultimo è importante rilevare l’assordante silenzio della destra oltremodo ciarliera,  che   spesso interviene  a sproposito, che  su questi argomenti  pace come a dire gli amici non si toccano.
                                                                      Il segretario della Federazione Provinciale PCI Frosinone    F.to    BRUNO BARBONA

mercoledì 20 maggio 2020

IL PCI - Frosinone chiede meno burocrazia e tempi più rapidi per aiutare le famiglie in difficoltà

Nell’Italia che tenta di ripartire, cercando di superare anche psicologicamente l’incubo della pandemia, si percepisce sempre più chiaramente la certezza dell’imminente catastrofe socio-economica. E’ sempre più crescente il numero di persone che, dopo aver visto svanire nel corso di questi pochi mesi ogni certezza, è ora alla ricerca di un futuro e nuovi poveri si sono aggiunti alla già nutrita schiera di quanti, ancor prima della pandemia, erano costretti a vivere in situazione di precarietà. In questo contesto, nel quale il coronavirus ha rubato a una moltitudine di persone il reddito e anche una prospettiva di vita, purtroppo per molti, troppi cittadini, non ci sarà ripresa e neanche il tanto sbandierato ritorno alla normalità. Parliamo di migliaia di famiglie aggrappate alla zattera della cassaintegrazione, ai tanti artigiani e commercianti che non riapriranno le loro attività. A questi va aggiunto l’esercito del reddito di cittadinanza e quanti un lavoro, sia pure precario, prima riuscivano ad averlo. Da questo punto di vista è vero che nulla sarà come prima, perché la crisi sarà lunga e la ripresa lenta, e in questo travagliato percorso rischiamo di mietere più vittime dello stesso coronavirus. Occorre, quindi, essere pronti da subito a fronteggiare questa nuova pandemia economico-sociale, e sarà possibile solo se ognuno sarà capace di fare la propria parte, a partire dalle banche, che non riescono nemmeno ad avere fiducia nel governo quando garantisce mutui a commercianti e artigiani, e che frappongono mille ostacoli, cercando di fare cassa con soldi che dovrebbero, di contro, garantire la sopravvivenza delle aziende. Il governo dovrebbe intervenire e le banche stesse dovrebbero anticipare le risorse, non dimenticando che i cittadini e lo Stato, in più riprese e velocemente, hanno salvato il sistema bancario. Allora il senso di quanto ormai si va ripetendo come un mantra, e cioè che nulla sarà più come prima, può essere vero solo se sapremo ricostruire un sistema capace di ridistribuire un po’ di ricchezza, ritrovare coesione sociale e di ridisegnare una nuova società, volta al superamento del capitalismo sfrenato, che non avrebbe potuto e non ha fermato il coronavirus. Forse se al centro dei nuovi principi ponessimo l’essere umano si contrasterebbero non solo i virus ma anche le ambiguità di una società ingiusta, che lascia vivere ai margini anche le persone che più di altre garantiscono quei servizi essenziali alla vita.
Bruno Barbona
Segretario Provinciale 
PCI Frosinone